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AI Voice AudioBook: Il tallone di ferro by Jack London

AudioBook: Il tallone di ferro by Jack London

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IL TALLONE DI FERRO

ROMANZO DI PREVISIONE SOCIALE

Jack London scrisse il Tallone di ferro nel 1907. Dopo un attento esame del disordine economico del secolo XIX e delle condizioni di lotta tra plutocrazia e proletariato, egli comprese come un inesorabile dilemma si dibattesse nella coscienza della Società contemporanea oppressa dagli armamenti e da una produzione inadeguata: la rivoluzione, o la guerra.

Davanti a questo terribile dilemma, la sua grande anima di poeta, di sognatore e di ribelle previde l’avvenire, e visse, con le creature immortali dell’immaginazione, parte del grande dramma che culminò, sette anni dopo, nella guerra mondiale.

Ma più che la guerra, London previde la rivoluzione liberatrice, per successive rivolte di popolo, delle quali egli descrisse una, così sanguinaria e feroce, che fu accusato, nel 1907, di essere «un terribile pessimista». In realtà London anticipò con l’immaginazione ciò che accadde negli Stati Uniti ed altrove tra gli anni 1912 e 1918; così che oggi, nel 1925, noi possiamo giudicarlo profeta di sciagure, se si vuole, ma profeta.

Infatti, nell’autunno del 1907, mentre il mondo s’adagiava nelle più rosee e svariate ideologie umanitarie, Jack London, osservatore acuto e chiaroveggente, anticipando e descrivendo gli avvenimenti che sarebbero accaduti nel 1913, scriveva: «L’oligarchia voleva la guerra con la Germania, e la voleva per molte ragioni. Nello scompiglio che tale guerra avrebbe causato, nel rimescolìo delle carte internazionali e nella conclusione di nuovi trattati e di nuove alleanze, l’oligarchia aveva molto da guadagnare. Inoltre, la guerra avrebbe esaurito gran parte dell’eccesso di produzione nazionale, ridotto gli eserciti di disoccupati che minacciavano tutti i paesi, e concesso all’oligarchia spazio e tempo per perfezionare i suoi piani di lotta sociale.

«Tale guerra avrebbe dato all’Oligarchia (si parla di quella degli Stati Uniti) il possesso del mercato mondiale. Inoltre, avrebbe creato un esercito permanente in continua efficienza, e nello stesso tempo avrebbe sostituito nella mente del popolo l’idea di «America contro Germania» a quella di «Socialismo contro Oligarchia». In realtà, la guerra avrebbe fatto tutto questo se non ci fossero stati socialisti. Un’adunanza segreta dei capi dell’Ovest fu convocata nelle nostre quattro camerette di Pell Street. In essa fu esaminato prima l’atteggiamento che il partito doveva assumere. Non era la prima volta che veniva discussa la possibilità d’un conflitto armato; ma era la prima volta che ciò si faceva negli Stati Uniti. Dopo la nostra riunione segreta, ci ponemmo in contatto con l’organizzazione nazionale, e ben presto furono scambiati marconigrammi attraverso l’Atlantico, fra noi e l’Ufficio Internazionale del Lavoro. I socialisti tedeschi erano disposti ad agire con noi... Il 4 dicembre (1913), l’Ambasciatore americano fu richiamato dalla capitale tedesca. La stessa notte una flotta da guerra tedesca si lanciava su Honolulu affondando tre incrociatori e una torpediniera doganale e bombardando la città. Il giorno dopo, sia la Germania che gli Stati Uniti dichiararono la guerra, e in un’ora i socialisti dichiararono lo sciopero generale nei due paesi. Per la prima volta il Dio della Guerra tedesco si trovò di fronte gli uomini del suo impero, gli uomini che facevano funzionare il suo impero. La novità della situazione stava nel fatto che la rivolta era passiva: il popolo non lottava. Il popolo rimaneva inerte; e rimanendo inerte legava le mani al Dio della Guerra... Neppure una ruota si muoveva nel suo impero, nessun treno procedeva, nessun telegramma percorreva i fili, perché ferrovieri e telegrafisti avevano cessato di lavorare, come il resto della popolazione».

La guerra mondiale preconizzata da Jack London pel dicembre del 1913 ebbe inizio, invece, otto mesi dopo, nell’agosto del 1914, ma l’azione delle organizzazioni operaie per impedire il conflitto, benchè tentata, non ebbe buon successo per colpa del proletariato tedesco.

Se Jack London avesse potuto prevedere la sconfitta del socialismo nella guerra, avrebbe certamente mutato corso allo svolgimento del suo racconto, pur lasciandone immutata la sostanza, ma non è da pensare — dato il carattere sociale e ideale di tutta la sua opera — che egli potesse seguire l’illusione di quelli che accettarono la guerra come una soluzione tragica, ma definitiva della crisi mondiale, o dei sognatori wilsoniani che credettero di aver combattuto e vinto la guerra contro la guerra, e di poter ottenere il disarmo mediante la Società delle Nazioni, o di coloro che vanno ripetendo che la guerra ha trasformato la società e iniziato un’era nuova.

Non c’è menzogna maggiore e peggiore di questa, e, a volerle credere, più fatale ai destini umani.

La guerra non fu la soluzione di una crisi, ma tragico inevitabile risultato delle condizioni della Società di prima della guerra, per amoralità, immoralità, egoismo, ignoranza, avidità di ricchezza e di piacere, squilibrio economico, ingiustizia sociale, e un’infinità di altri mali nascosti dall’ipocrisia, svalutati dall’ottimismo, giustificati con sofismi. La crisi perdura tuttora, perché gli uomini, anziché ravvedersi degli errori passati che causarono la guerra, sembrano quasi compiacersene e gloriarsene, giudicando la grande strage come un fenomeno meraviglioso, e vanto non vergogna dell’Umanità.

La spaventosa esperienza collettiva, che dovrebbe essere considerata come un’esperienza di colpe comuni o, almeno, come una dura e c

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