ZanChat
ZanChat logo

Free eBook, AI Voice, AudioBook: Attraverso il Cinquecento by Arturo Graf

AI Voice AudioBook: Attraverso il Cinquecento by Arturo Graf

AudioBook: Attraverso il Cinquecento by Arturo Graf

0:00 / Unknown

Loading QR code...

You can listen full content of Attraverso il Cinquecento by Arturo Graf in our app AI Voice AudioBook on iOS and Android. You can clone any voice, and make your own AudioBooks from eBooks or Websites. Download now from the Mobile App Store.

Listen to the AudioBook: Attraverso il Cinquecento by Arturo Graf

Petrarchismo ed Antipetrarchismo

PARTE PRIMA

PETRARCHISMO

Il Petrarchismo è una malattia cronica della letteratura italiana. A cominciare dai tempi stessi del poeta che gli diede il nome, e a venir giù sino a quelli dei nonni o bisnonni nostri, ogni secolo della nostra storia letteraria se ne mostra, non voglio dire infetto, che potrebbe parere troppo irriverente verso la causa prima e non volontaria del male, ma soprappreso, o colpito, in varii modi e con diversità di grado e di effetti. È una specie di febbre ricorrente, da cui non so se possiam dirci ancora in tutto e per sempre guariti, ma che già più di una volta c’ebbe a tornar perniciosa. Il Petrarca era ancor vivo e vegeto che molti già, com’egli stesso ci dice, si facevano belli delle sue spoglie, tentavano di tramandare sull’ali stesse dell’ingegno di lui il nome loro ai posteri. Costoro, che spacciavan per proprii i versi stessi del cantore di Laura, sono certo i petrarchisti più petrarchisti che sieno mai stati. Poi, subito dopo, comincia la imitazione, comandata, in certo qual modo, da quella riputazione strabocchevole, e forse senza riscontro, la quale, avendo accompagnato il poeta in vita, non fece, lui morto, se non accrescersi e confermarsi. Zenone da Pistoja, che in due migliaja di fastidiosissimi versi deplorò quella morte, fa dire al mondo, vedovato del suo poeta:

Quest’era la colonna del mio stato Quest’era luce mia universale, Come dal sol da lui illuminato.

E, veramente, a questo sole ebbero a scaldarsi infiniti, cui Febo molto volentieri avrebbe lasciato morirsi di freddo, nel bujo.

Ebbe petrarchisti il Trecento; ebbene il Quattrocento, e non pochi; ma il secolo in cui il petrarchismo galla, lussureggia, trionfa e strabocca, è il Cinquecento: così che quando si parla di petrarchismo, subito la mente corre a quel secolo, come se a quello esso appartenesse strettamente ed in proprio.

Quali le ragioni del fatto?

A tale domanda alcuni storici della letteratura non dànno risposta di sorta, paghi di descrivere incompiutamente, o anche solo di registrare il fatto; altri rispondono assai per le spicce, con pericolo grande di risponder male.

Il buon Settembrini, che batteva sempre su quel suo chiodo (ma non sempre a torto, intendiamoci) della oppressione civile ed ecclesiastica, nemica così del pensiero, come della unità e libertà d’Italia, dice a tale proposito: «La Lirica è essenzialmente affettuosa: tra gli affetti il solo amore era libero, non dava sospetto ai principi ed alla Chiesa: il Petrarca fra gli antichi ed i moderni è il maggior poeta di amore: i monumenti antichi di recente scoperti e pubblicati fecero stabilire come principio di arte l’imitazione: ecco come fu imitato il Petrarca». A ciò si risponde che significare altri affetti nel verso non era poi così rigorosamente vietato, provando il contrario gli esempii noti del Guidiccioni, dell’Alamanni, e di quant’altri, e non furono pochi, ebbero allora a deplorare i mali d’Italia, a esecrarne le cagioni, a ricordare con dolore e con desiderio i tempi e le glorie antiche; che il petrarchismo non è tutto contenuto nella poesia imitativa di quei lirici; che il fatto, ben lungi dall’avere una causa sola, ne ha parecchie, le quali si potranno vedere specificate più oltre.

Uno storico tedesco della letteratura italiana, il Ruth, cerca le cause del petrarchismo del Cinquecento in una innata ed incurabile debolezza dell’ingegno italiano, e dice che, senza una tale debolezza, il Petrarca non sarebbe stato mai, come fu, canonizzato massimo poeta. A quest’affermazione sommaria, che fa torto ad uno storico di professione, troppe cose ci sarebbero da opporre; ma basterà, per mostrare quanto sia vana ed ingiusta, ricordare che il Petrarca non fu meno ammirato nella rimanente Europa di quello fosse in Italia; che di petrarchisti ce ne furono in Ispagna e in Portogallo, ce ne furono in Francia, ce ne furono in Inghilterra, ce ne furono, sebbene più tardi, come di ragione, in Germania; e che però quella presunta debolezza, se è del popolo italiano, è anche di tutti gli altri popoli a cui si allargò la coltura del Rinascimento. Certamente il Settembrini e il Ruth, per non parlare di altri, o non colgono il vero, o lo colgono solamente in parte.

Il petrarchismo del Cinquecento è, come ho detto, un fatto storico e letterario assai complesso, e le cause di esso sono molteplici e variamente composte e intrecciate, per modo che non riesce troppo agevole determinare il prima e il poi dell’apparire e dell’operar loro; ma le più, se non tutte, si possono riferire, come a principio, o a recapito, alla coltura del Rinascimento, la quale, com’è noto, si specifica, non solamente in una moltitudine di forme, ma in una moltitudine ancora di tendenze e d’indirizzi. In queste forme, in queste tendenze, in questi indirizzi, sono da ricercare le ragioni del petrarchismo; mentre in forme, tendenze, indirizzi di opposta natura sono da ricercare le ragioni dell’antipetrarchismo, che, come fenomeno di reazione, o sintomo di nuova evoluzione, si appalesa in quel medesimo secolo. Nelle pagine che seguono io mi propongo di parlare, così del petrarchismo, come dell’antipetrarchismo, e, secondo l’ordine richiede, comincio dal primo.

Il petrarchismo del Cinquecento è, come ho detto, un fatto complesso, che prende varie forme: studiando queste forme, quali la vita del tempo ce le vien presentando, noi potremo, senza sforzo, darci ragione delle cause che lo produssero.

La forma più appariscente assunta da esso è la imitazione, quale la ci mostrano i canzonieri degli innumerevoli petrarchisti: dico la più appariscente, e, se vuolsi, anche la principale; non certo la sola. Di cotesta imitaz

You can download, read online, find more details of this full eBook Attraverso il Cinquecento by Arturo Graf from

And convert it to the AudioBook with any voice you like in our AI Voice AudioBook app.

Loading QR code...