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AudioBook: La lotta politica in Italia, Volume 1 (of 3) by Alfredo Oriani
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LA LOTTA POLITICA IN ITALIA
ORIGINI DELLA LOTTA ATTUALE (476-1887)
LIBRO PRIMO
IL FEDERALISMO MUNICIPALE
CAPITOLO PRIMO.
La fusione barbarica
L'individualità romana e cristiana.
Roma fu la patria dello stato, il suo impero la prima unità mondiale.
L'individualità antica vi ottenne colla coscienza della propria interezza, quella dei rapporti che la riunivano allo stato. Infatti mentre nella Grecia, patria dell'individuo, questi rimaneva chiuso in se medesimo e lo stato era piuttosto una somma che una unità capace di subordinarsi gli individui imponendo loro le proprie necessità come un'idea superiore, per la quale fossero nati e nella quale vivessero, a Roma individuo e stato, astrattamente concepiti, si costituiscono con reciproca personalità. La libertà dell'uno risulta dalla necessità dell'altro, il destino di Roma è la spiegazione e la gloria d'entrambi. Quindi le prime battaglie politiche vi hanno già uno spiccato carattere giuridico; la religione, più bassa dello stato, ne rispecchia le relazioni in una specie di contratto fra uomo e Dio; la famiglia vi fornisce l'unico altare praticato, la poesia vi è assente, la politica vi domina. Ma perché il concetto della individualità possa esplicarsi diventando simultaneamente coscienza ideale e forma politica, l'individuo deve esservi in parte soffocato e contuso; la storia sembra imitare il processo dell'arte, che per estrarre il tipo è sempre costretta a spremere l'individuo. Così nella famiglia romana, modellata sullo stato, il padre solo, che ne è l'unità, si mostra perfetto; tutte le altre personalità soggiacciono alla sua, ma vi ottengono con secolare disciplina i sentimenti e le idee, che corrispondendo alla personalità astratta del loro tipo possono formarlo storicamente. Il diritto romano è la loro storia. In esso tutto è concepito astrattamente e nullameno a contatto della realtà; la procedura vi è infallibile, le relazioni precise; l'individuo romano vi è inviolabile come la proprietà, nella quale e colla quale si svolge; una severa ed angusta moralità impera a tutte le relazioni; autorità e servitù vi sono scevre di passioni.
Nè l'individuo, nè lo stato sono però perfetti: manca il terzo termine, l'umanità.
Nel diritto come nella storia romana si sente il dualismo: da un canto Roma, dall'altro il mondo; la vita vi è conquista e l'unità mondiale lo scopo che deve annullarla, e l'annulla. Quindi nel periodo romano, che compie il periodo ellenico, le due personalità dello stato e dell'individuo rimangono così violentemente strette per la necessità dell'incessante battaglia che, se non si soffocano, almeno s'impediscono vicendevolmente un armonico ed integrale sviluppo. Dal momento che Roma è in lotta con tutto il mondo per fonderlo col proprio processo nello spirito greco, il suo stato costituito di questa idea e per questa idea vi deve tutto sacrificare. La famiglia è un allevamento politico e militare, il governo una repubblica aristocratica, perché la monarchia di Alessandro aveva già fallito alla missione di universalizzare lo spirito ellenico; il soldato deve essere cittadino e il cittadino soldato, il figlio sottoposto al padre come un milite a un centurione, la donna sottomessa all'uomo e senza funzione o carattere politico, la religione uno strumento di governo; e non pertanto ogni coscienza privata vi rimane alta quanto la pubblica, giacché solo un popolo di soldati e un esercito di cittadini possono conquistare il mondo con una guerra di sette secoli.
I greci stimavano barbaro ogni altro popolo, i romani più forti e meno intelligenti lo consideravano nemico. L'umanità dell'individuo così a Roma come ad Atene è tutta nell'orbita della patria organizzata dallo stato. L'angustia di questo limite e la ferocia del processo storico dovranno quindi violentarla: però essa sarà la migliore apparsa sino a quel tempo nella storia, e vi resterà come uno dei massimi momenti dello spirito umano.
Il civis romanus sum, grido d'orgoglio insuperato col quale l'individuo romano si afferma in faccia a se medesimo e al mondo, esprime al tempo stesso il suo trionfo e la sua sconfitta, giacché non avrebbe saputo abbreviarlo slargandolo fino all'universale: civis sum. Roma e il suo stato sono ancora necessari per essere cittadino; la personalità romana non è ancora umana.
Compita la conquista mondiale con un'assidua dilatazione da tutte le coste mediterranee ai centri d'Africa, d'Asia, e d'Europa, soppresse coll'antagonismo di tutti gli stati le antitesi di tutte le civiltà e di tutte le religioni, riassunto in una sintesi incomparabile quanto gli antichi imperi avevano connesso e la Grecia aveva fuso nel proprio spirito, propagata una legislazione uniforme, indotto nella coscienza di cento popoli il sentimento dell'unità storica col trionfo di Roma, occorreva ancora una nuova religione e un'altra filosofia per formare la vera personalità umana.
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