Free eBook, AI Voice, AudioBook: Storia degli Italiani, vol. 11 (di 15) by Cesare Cantù

AudioBook: Storia degli Italiani, vol. 11 (di 15) by Cesare Cantù
0:00 / Unknown
Loading QR code...
You can listen full content of Storia degli Italiani, vol. 11 (di 15) by Cesare Cantù in our app AI Voice AudioBook on iOS and Android. You can clone any voice, and make your own AudioBooks from eBooks or Websites. Download now from the Mobile App Store.
Listen to the AudioBook: Storia degli Italiani, vol. 11 (di 15) by Cesare Cantù
STORIA DEGLI ITALIANI
DI CESARE CANTÙ
EDIZIONE POPOLARE
RIVEDUTA DALL’AUTORE E PORTATA FINO AGLI ULTIMI EVENTI
TOMO XI.
TORINO
UNIONE TIPOGRAFICO-EDITRICE
1876
LIBRO DECIMOQUARTO
CAPITOLO CXLIX.
Quadro politico. Sisto V. Sistemazione civile ed ecclesiastica di Roma.
Il travaglioso parto della società moderna era omai compito: i Comuni si erano associati coi re per congegnare estese monarchie coi rottami delle giurisdizioni feudali tra cui era frazionata l’autorità sovrana, e far prevalere una volontà unica, intitolata la legge, che mantenesse dentro la pace, fuori l’influenza. Ma dopo tanto declamare contro le repubblichette e la insanabile loro irrequietudine e le guerricciuole del medioevo, dopo tanto adombrarsi che uno Stato italiano non prevalesse agli altri, or giacevano tutti al livellati dalla servitù, impotenti a nuocersi a vicenda, ma anche a resistere altrui: assodaronsi i principati, ma con essi non venne l’unità, non venne la quiete colla tirannide. Dacchè, per la Riforma, l’Europa fu scissa in due campi, il sacerdote non poteva più comandare dappertutto; e se una provincia protestante si volgesse a’ danni di una cattolica, non si poteva che reprimerla; donde una nuova necessità del potere monarchico, che si surrogò all’ecclesiastico con vantaggio forse dell’ordine, non della libertà. E per la necessità dell’ordine vennero dimentichi o conculcati i privilegi; raccolti grossi eserciti, dome le aristocrazie, elise tutte le resistenze particolari; costretta la Chiesa a schermirsi contro la forza, finchè vi soccombesse. Introdurre l’eguaglianza, fiaccare le prepotenze feudali, svegliar nei popoli la coscienza dell’unità mediante una politica nazionale, rendere a tutti accessibile la coltura, ed anche alle classi infime l’industria, estendere il concetto della parità di diritto e della cittadinanza, sono gli uffizj pei quali la monarchia si fa stimare dai popoli: ma quando ai trambusti succede il riordinamento, qualche genio, come Costantino, Carlo Magno o Napoleone, di tutte le attività sa giovarsi al suo scopo; altri credono non poterlo che soppiantando, comprimendo; e così si fece nel secolo decimosesto in Italia. — O Dante, avresti potuto vedere che la pace del despotismo trionfante è la pace del sepolcro.
Il commercio, non che fiorisse al chetar de’ tumulti, perì nell’atonia universale; giorni smunti e afosi sottentravano ai procellosi; non apparendo nè l’individuale gagliardia del Cinquecento, nè le complessive aspirazioni del Settecento, interessi immediati e angusti occupavano la scena, dianzi agitata dalle passioni; mancando la patria, mancarono fortezza di guerriero, abilità di politico, libertà di scrittore; al culto del Comune sottentrò l’egoistico punto d’onore, alle battaglie il duello, alle vive credenze canoni legali ed opinioni, al diritto pubblico cattolico una politica d’abilità e di tornaconto, spoglia d’ogni idealità, fondata non sulla ragione ma unicamente sul fatto, non diretta dal sentimento ma dal calcolo e dalla forza. Eppure in nome della religione sobbolliva ancora tutta l’Europa, la quale penò fin a mezzo il secolo decimosettimo per acquistare quell’assetto, in cui, ben o male, doveva adagiarsi poi fin alla rivoluzione francese. L’Inghilterra, violentemente spinta ad uno scisma che attribuiva al re onnipotenza anche nelle cose religiose, lo manteneva con feroci leggi penali, e con due rivoluzioni che, abbattendo il diritto divino dei re, doveano cambiar la dinastia, eternare l’oppressione d’un popolo intero qual è l’irlandese, consolidare e stabilire i privilegi de’ possidenti, ma eriger la nazione al colmo della grandezza politica e commerciale, e a quella civile libertà, che al Governo non rassegna se non la minima parte dell’attività individuale.
I Paesi Bassi, ribellatisi alla Spagna, sostennero lunghissima guerra, finchè una parte furono ribaditi alla dominazione austriaca, altri si assicurarono il culto riformato e l’indipendenza, e con questa una meravigliosa prosperità mercantile. La Germania, sbranata fra due parzialità religiose divenute parzialità politiche, scadeva dalla supremazia goduta nel medioevo: a capo de’ Cattolici stava ancora l’imperatore, ma non che ne assicurasse il trionfo, vide le turbolenze scoppiare in guerra aperta che fu denominata dai Trent’anni, in cui quel centro dell’Europa fu corso e guasto da eserciti, peggiori de’ masnadieri.
Anche in Francia i Calvinisti detti Ugonotti si sommossero, fin a prorompere in guerra aperta; Enrico III, espulso dalla propria capitale, fu assassinato; Enrico di Navarra, erede delle ragioni alla corona, per ottenerla abjurò al calvinismo, e con un editto di tolleranza accanto ai Cattolici collocava i Riformati, con privilegi, con fortezze, con sospetti, scomponendo l’unità del regno, sinchè Luigi XIV revocò quell’editto; e la Francia primeggiò in Europa, professandosi protettrice de’ Cattolici nel tempo stesso che in Germania sorreggeva i Riformati, per deprimere gl’imperatori.
Questi erano elettivi, e pur intitolandosi imperatori romani, non curavano nè la consacrazione pontifizia, nè tampoco di esercitar ingerenza di qua dell’Alpi. Si toglieano sempre dalla Casa d’Austria, la quale a questo titolo d’onore univa il regno di Boemia, sovvertito dalla Riforma; il regno d’Ungheria che la costituiva antiguardo della cristianità contro i Turchi; la Stiria, il Tirolo che la faceano pericolosa vicina della Venezia; e stando nel cuor dell’Europa primeggiava, massime dacchè le linee d’Austria e di Tirolo furono d’accordo: ma la guerra dei Trent’anni dalla posizione offensiva la ridusse alla difensiva. Combinava essa la sua politica coll’altro ramo, a cui obbedivano la Spagna e tanta parte dell’America e delle Indie orientali, vascello immenso, di cui la prora sorgeva alle Filippine, e la poppa alle Antilie.
Filippo II (1556-98), succeduto a Carlo V nel regno di Spagna, trovava le idee, gl’interessi, la religione di tutta Europa messi a subuglio dalla Riforma, e diresse tutte le forze sue a rifondare il passato. I dobloni che traeva dalle miniere americane, correvano pertutto a soldare oppositori ai Protestanti; i suoi eserciti li combattevano in ogni plaga; e poichè dopo un secolo di co
You can download, read online, find more details of this full eBook Storia degli Italiani, vol. 11 (di 15) by Cesare Cantù from
And convert it to the AudioBook with any voice you like in our AI Voice AudioBook app.
Loading QR code...