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AudioBook: Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte I di Michele Amari
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STORIA DEI MUSULMANI DI SICILIA
VOLUME TERZO
Parte Prima
LIBRO QUINTO
CAPITOLO I
A un tempo con le cause che rodeano al di dentro lo stato musulmano in Sicilia, operarono le cause esteriori ond’ebbe la pinta. Oltre quella universale reazione dei Cristiani occidentali contro i settatori di Maometto, s’accese all’entrar dell’undecimo secolo un genio di libertà nelle popolazioni indigene e oltramontane mescolate da parecchi secoli nel nostro territorio e fatte il nuovo popolo italiano. Il qual movimento, come sempre accade, mutò aspetto secondo gli ostacoli locali: dove fece vendetta di assalti forastieri; dove aspirò all’emancipazione da reggimento straniero; dove portò ad opere ed ordini e in ultimo a forme di repubblica; sovente partecipò dell’uno e dell’altro, e più spesse furono le nimistadi scambievoli dei cittadini. Ma dalle guerre civili ne allontana per ora l’argomento nostro, e ne conduce alle due serie di fatti che prelusero al conquisto della Sicilia: cioè la guerra di Pisa e Genova contro i Musulmani, e la cacciata dei Bizantini dall’Italia meridionale.
I Pisani, fin dalla seconda metà del decimo secolo, compariscono nella storia liberi in mare e sudditi in terra: qui reggeansi a nome del marchese di Toscana e dell’imperatore germanico, sovrano feudale; lì il commercio, necessariamente armato in mezzo ai Musulmani che solcavano d’ogni parte il Mediterraneo, portò i cittadini ad autonomia, non che non sospetta, gratissima ai signori della patria, i quali non avendo forze navali, volentieri ne accattavano da loro. Certamente i privati armatori si associarono; certamente deliberarono le imprese navali e provvidero ai mezzi, nella stessa guisa che avean fatto quand’era scopo principale il traffico; la preda si spartì come i guadagni; e la compagnia, qual che ne fosse il nome e la forma in quei primi tempi, diè nascimento al governo della repubblica. Aveano i Pisani combattuto la fazione del novecensettanta contro i Musulmani di Sicilia e forse altre minori contro que’ d’Affrica e di Spagna, e avean già patito le vicende di lor nuova industria del mille e quattro, quando un’armata musulmana saccheggiò un quartiere della città. Per farne vendetta ed assicurare lor commercio, i Pisani metteano in mare il naviglio che sconfisse i Siciliani a Reggio; alla quale impresa molto inopportunamente si è data sembianza di guerra religiosa, scrivendo che il dotto monaco francese Gerberto, salito al trono pontificale col nome di Silvestro secondo, bandì la crociata per liberare Gerusalemme, e che i Pisani a tal invito corsero alle navi e tagliarono in pezzi i primi Infedeli in cui s’imbattessero. Il vero è che la potenza surta allora nel Tirreno dovea venire alle prese coi Musulmani, come gli antichi popoli che dettero nome a quel mare avean fatto coi Fenicii, predecessori dei Musulmani in Sicilia, Affrica, Sardegna, Baleari e Spagna. Uscì dai porti di Spagna il naviglio che rinnovò del mille undici l’assalto e il guasto sopra Pisa; forse dagli stessi porti e per le medesime genti che a capo di pochi anni occuparono la Sardegna, infestaron Luni e soggiacquero alle forze unite di Pisa e Genova.
Mentre in Spagna tre usurpatori si contendeano il califato, e i governatori si prendean le province, trovossi a regger Denia un Abu-l-Geisc Mogêhid-ibn-Abd-Allah, cristiano d’origine, liberto della casa del celebre Almansor, indi soprannominato Amiri: uomo intraprendente, valoroso, educato alle lettere e alle scienze coraniche in Cordova e mecenate dei dotti. Appo il quale rifuggì
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