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Audiolibro Voce AI: Il tramonto della schiavitù nel mondo antico di Ettore Ciccotti

Audiolibro: Il tramonto della schiavitù nel mondo antico di Ettore Ciccotti

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Il Tramonto della Schiavitù nel Mondo Antico

Un Saggio di Ettore Ciccotti

INTRODUZIONE

I.

Molti contrasti e molte differenze separano e distinguono il mondo antico dal mondo moderno, ma nessuna è così saliente come l’esistenza normale e generale di una classe di schiavi, che costituisce la base ed il sostrato della società antica, ne sostenta, direttamente od indirettamente, gli elementi liberi e diviene perciò la ragione e la condizione di tanti altri contrasti e di tante altre distinzioni.

Così, chiunque della ricerca assidua, oculata e minuziosa de’ dati della tradizione e delle reliquie del passato non faccia, come ora accade non di rado, una mera esercitazione di erudito, fine a se stessa, ma il presupposto necessario della conoscenza positiva del passato e di una ricostruzione nè fantastica, nè soggettiva della storia; chiunque, attraverso questa faticosa indagine de’ tempi andati, cerchi, con la nozione sicura ed organica di un mondo scomparso, le leggi della vita sociale e delle sue trasformazioni; chiunque si volga a’ tempi che furono, non già per ismarrire tra i morti le tracce della vita, ma per rievocarle tra di essi, sarà tratto con fascino sempre nuovo a considerare le condizioni in cui avvenne la grande metamorfosi della struttura economica della società, con tutte le sue cause e le sue conseguenze.

Nè lo distoglierà dal proposito il pensiero che già più volte un tal problema fu oggetto di studi speciali da parte d’ingegni alacri e dotti, che l’abbondanza de’ dati raccolti ordinarono con illuminata pazienza e rischiararono con acume. Anche quando i dati dell’indagine non fossero più suscettibili d’accrescimento, vi sarebbe sempre modo di coordinarli diversamente, di determinarne meglio i mutui rapporti, di riferirli a cause più efficienti e più sicure, di guardarli infine da un punto di vista diverso e quale può venir suggerito da una nuova e diversa interpretazione della storia e dalle fondate induzioni di nuove leggi della vita sociale.

Che il tramonto della schiavitù nel mondo antico si dovesse al progresso e al trionfo del Cristianesimo, od alla filosofia stoica, in ispecie, e alla formazione di una più elevata coscienza etica, in genere, che ne avrebbe scalzato il fondamento morale, o ad un consapevole principio utilitario, o, finalmente, al sopravvenire delle invasioni barbariche; sono tutte spiegazioni, da cui forse si sentirà poco o niente appagato più d’uno che voglia guardare il problema a fondo e da’ vari suoi aspetti.

Che al propagarsi della mite e solenne voce messiaca, diffusa e ripercossa, come di eco in eco, per il mondo, i cuori degli uomini si sentissero conquisi, e i ceppi degli schiavi cadessero spezzati, e la servitù si andasse dileguando come l’incubo di un sogno pauroso; tutto ciò ha potuto bene esser creduto, e s’intende anzi che si credesse. Due grandi movimenti, che si sono svolti in un giro di tempo non diverso, facilmente son considerati come dipendenti l’uno dall’altro; ed una spiegazione come questa, insieme facile e pronta, è fatta per dar tregua all’inquietudine di chi non ne trova subito una più esauriente e per appagare chi non può e non sa cercare le ragioni intime di uno de’ fenomeni più complicati della storia. Per giunta l’anima aperta alla fede se ne compiace, e la tendenza a concepire la storia come una serie di rapidi ed impressionanti, straordinari e spettacolosi mutamenti di scena, s’accorda meglio col rapido dramma della parola redentrice che non col dramma meno facilmente percettibile delle rivoluzioni lentamente e inconsapevolmente preparate e svolte col concorso e l’antitesi degli uomini e delle cose, nel seno della vita, attraverso i secoli.

Pure, se appena si cominci a riflettere, un dubbio sorge e ne suscita altri; e tutti insieme incalzano e premono.

II.

Se il Cristianesimo è incompatibile con l’istituzione della schiavitù, tanto che ha avuto il potere di dissolverla e sradicarla dal mondo antico, come può mai spiegarsi che la schiavitù sia riescita a risorgere e svilupparsi nel seno stesso della civiltà cristiana, perdurando sino a ieri in paesi che più tenevano a chiamarsi cristiani, e all’ombra delle leggi cristiane, sotto l’egida e gli auspici di governi e sovrani, che si atteggiavano a depositari privilegiati e difensori della fede cristiana?

La tratta cessò nelle isole francesi appena nel 1830; nel Brasile venti anni dopo, nel 1850. Nelle isole olandesi la schiavitù non fu abolita definitivamente che nel 1854; a Puerto-Rico ebbe termine nel 1872, a Cuba nel 1880. L’Inghilterra attese nientemeno sino al 1833 e al 1838 per non liberare che i suoi negri delle Antille; la Francia rivoluzionaria aboliva la schiavitù per vederla subito reintegrata e raffermata dal Consolato, dall’Impero, dalla Restaurazione, e non riusciva alla liberazione definitiva che nel 1848. E, dovunque la schiavitù corrispondeva a un diritto, a un interesse, o a un bisogno sia reale, sia creduto tale, nella maniera più accomodante finivano per coesistere con essa le professioni di fede, i sentimenti, le pratiche del culto cristiano. Il giornale ufficiale della Martinique poteva pubblicare nel 22 giugno 1840 che sulla piazza del borgo dello Spirito Santo, subito dopo la messa, si sarebbe venduta all’asta, in seguito ad esecuzione forzata, la schiava negra Susanna con sei figli, di tredici, di undici, di otto, di sette, di sei e di tre anni! Una relazione fatta al Consiglio della Martinica dichiarava atea la legge, che mettesse in forse la schiavitù; e un presidente della Corte reale di Guadalupa trovava che il possesso dello schiavo era la più sacra delle proprietà.

Negli Stati Uniti di America la g

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