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AI Voice AudioBook: Annali d'Italia, vol. 4 di Lodovico Antonio Muratori

AudioBook: Annali d'Italia, vol. 4 di Lodovico Antonio Muratori

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Annali d'Italia

Dal Principio dell'Era Volgare Sino all'Anno 1500

Compilati da L. Antonio Muratori

Anno di CRISTO DCCCCXCIV. Indiz. VII.

  • GIOVANNI XV papa 10.
  • OTTONE III re di Germania e d'Italia 12.

Gli affari d'Italia di questo anno hanno correlazione con quelli di Gerberto, creato arcivescovo di Reims. La Santa Sede prese le difese di Arnolfo, deposto dalla sua sede contro le leggi canoniche, e Papa Giovanni XV sospese dai divini uffici quei vescovi che avevano emesso una sentenza contro di lui. Rimangono tuttavia le invettive di Gerberto, non contro la Chiesa romana, ma contro quei papi che in tempi recenti l'avevano così macchiata e così malamente governata. Di Gerberto, dico, il quale tra non molto comparirà salito sul medesimo soglio pontificio. Ugo Capeto, re di Francia, spedì al papa le ragioni dell'operato dai vescovi e lo pregò di recarsi personalmente fino a Grenoble per conoscere meglio questa controversia. Il pontefice Giovanni non si sentì propenso a prendersi un tale incomodo, e mandò solo in Francia Leone, abate del monastero di San Bonifacio, come suo legato. Grazie al suo operato, nell'anno seguente fu in qualche modo posto fine a quell'intricata questione.

Abbiamo da Lupo Protospata e da Romualdo Salernitano che in questo anno Matera fu assediata dai Saraceni per tre mesi, e al quarto fu presa da loro. Erano allora in possesso di essa i Greci, ma non ebbero la forza di difenderla contro la potenza dei Mori. Fino all'anno presente regnò a Salerno Giovanni II, detto di Lamberto. La morte lo rapì, lasciando come principe di Salerno suo figlio Guaimario III, chiamato così per distinguerlo da altri due principi dello stesso nome che erano vissuti in tempi precedenti. Giovanni era ancora vivente nel giugno di quest'anno, come appare da un diploma da lui e dal figlio Guaimario datato, che si legge nelle Antichità italiane.

Si trova ancora in quest'anno Otberto, o Oberto II, marchese, figlio di quel Otberto I che abbiamo già visto marchese e conte del Sacro Palazzo, e che abbiamo detto essere progenitore della casa d'Este. Egli tiene un placito nella chiesa di Lavagna e sentenzia in favore del monastero di San Fruttuoso. L'atto fu scritto nell'anno dell'Incarnazione del Signore nostro Gesù Cristo novecentonovantaquattro, X kalendas februarii, Indizione settima, cioè senza contare gli anni di Ottone III re. Erano potenti in Toscana e Lunigiana i marchesi, poi chiamati di Este, e forse da qui possiamo inferire che il suddetto Otberto II governasse in questi tempi la marca di Genova.

Anno di CRISTO DCCCCXCV. Indiz. VIII.

  • GIOVANNI XV papa 11.
  • OTTONE III re di Germania e d'Italia 13.

Fu nel presente anno, sul principio di giugno, tenuto per ordine del papa un concilio a Mosomo, oggi Mouson vicino alla Mosa. Presiedette Leone, abate legato pontificio, e fu deciso che la deposizione di Arnolfo, arcivescovo di Reims, fosse invalida e nulla. Di conseguenza, Gerberto, monaco e già abate di Bobbio, era entrato in quella chiesa contro i canoni. Pertanto, deposto da quell'insigne arcivescovado e come abbandonato da Ugo Capeto, re di Francia, Gerberto si ritirò alla corte del re Ottone III, di cui aveva l'onore di essere stato maestro. Ma Arnolfo, che era in prigione, non poté uscirne finché visse il re Ugo.

Abbiamo da Ditmaro e da Ermanno Contratto che a una dieta tenuta a Magdeburgo intervenne, tra gli altri principi, Arrigo II, duca di Baviera e di Carinzia, e marchese di Verona. Questi, dopo essersi recato a Gandersheim, dove sua sorella Gerberga era badessa, cadde gravemente infermo. Chiamato a sé il figlio Arrigo, che fu poi imperatore e santo, gli ordinò di tornarsene in Baviera ad assicurarsi quel ducato, raccomandandogli di non agire mai contro la fede e l'obbedienza dovuta al re, suo signore, massima da lui trascurata negli anni addietro, di cui era ben pentito. Lo pregò di ricordarsi del padre, che non avrebbe più rivisto in questo mondo. Aggiunge l'Annalista Sassone: "Qui, dopo essersi pentito e aver rinunciato al regno, e essendo stato insignito del ducato di Baviera, così in esso fiorì per comporre la pace, più dei suoi predecessori, che dagli abitanti della sua terra fu chiamato Arrigo il Pacifico e Padre della Patria". Dopo la morte del padre, il giovane Arrigo, con l'elezione e l'aiuto dei Bavaresi, ottenne i beni del padre e il ducato, con il consenso del re.

Abbiamo poi due rilevanti particolarità spettanti a questo anno negli Annali di Ildeseim, copiate poi dall'Annalista Sassone. Cioè, che Ottone III mandò come suoi ambasciatori a Costantinopoli Giovanni, vescovo di Piacenza, e Bernuardo, vescovo di Würzburg, per chiedere in moglie da quel re una principessa del sangue imperiale dei Greci. Il discorso tornerà su questo affare andando avanti. Questo vescovo di Piacenza è quel medesimo Giovanni, archimandrita calabrese, di cui abbiamo parlato sopra, e che vedremo essere antipapa a breve. Il Campi, nella Storia ecclesiastica di Piacenza, lo ritrova in quella città anche nell'aprile dell'anno presente. L'altra particolarità è che legati della Sede apostolica, con l'unanimità dei Romani e dei Longobardi, invitano il re a Roma. Certo è che, per la lontananza del re, erano insorti troppo cattivi umori in Italia, cioè sedizioni di popoli, e soprattutto i potenti usurpavano giornalmente i beni e i diritti delle chiese. Abbiamo visto il popolo di Milano in rotta contro il loro arcivescovo Landolfo; costretto Papa Giovanni XV a fuggirsi da Roma per la prepotenza di Crescenzio e di quel senato. Forse questi due fatti occorsero circa questi medesimi tempi. E come Crescenzio avesse mano e balìa nel governo di Roma, si può anche intendere da ciò che i vescovi di Francia, nella lite già accennata di Arnolfo e Gerberto, dicevano, o, per dir meglio, gli faceva dire lo stesso Gerberto: "I legati regi e i nostri a Roma...".

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