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AI Voice AudioBook: Racconti di Francesco Dall'Ongaro

AudioBook: Racconti di Francesco Dall'Ongaro

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RACCONTI

LA DONNA BIANCA DEI COLLALTO.

I.

Gli uomini più saputi e più accorti del nostro tempo, udendo parlare di leggende, di tradizioni, d'apparizioni, si contentano di sorridere, e danno dei semplici, per non dir altro, ai nostri nonni che vi prestavano tanta fede. I filosofi, gli storici, i poeti fecero fino a' nostri giorni altrettanto, o al più al più, questi ultimi ne traggono qualche visione o qualche ballata per loro divertimento, quando hanno vuotato il sacco delle loro liriche appassionate o disperate, e delle lor querimonie contro il secolo positivo. La gente semplice, grossa, ignorante, benchè per un certo pudore sorrida anch'essa della propria credulità, pur si compiace ancor troppo di tali racconti, per credere che ne rida di buona fede.

Non so in quale di queste classi vorranno mettermi i miei lettori, nè in quale dovrò metter loro. Per ciò che mi concerne, dirò candidamente che non ebbi mai paura di streghe nè di folletti: aggiungerò che i miei sonni infantili non furono mai nè dall'aia, e molto meno dalla madre blanditi con queste favole. E pure, essendomi trovato sovente in luoghi e fra persone assai diverse, avendo l'abitudine di studiare i vari caratteri della gente che mi circondava, ho udito più volte raccontar storie che mi diedero a pensare.

Se io non ho mai creduto in un mondo di spettri, ho creduto fermamente nell'anima delle cose, cioè in quell'affetto che si apprende per gl'individui, per le famiglie, per le contrade, per le città, per le nazioni; un affetto che è il primo passo alla devozione.

E quando, in certi luoghi, vedendo passare un'ombra pallida, o udendo una voce che mormorava parole ignote nel silenzio della notte, mi sono ricordato delle cose antiche, ho pensato che non fosse poi così stolto chi, come mi diceva mio nonno, diceva che vi è una signora vestita di bianco che appare nei castelli che rupono la solitudine de' monti, e che porta un fascio di chiavi d'argento al fianco.

E pensando ciò, la mia fantasia, più ardita in certi momenti che non fosse la fede dei miei vecchi, mi diede a intendere che quel fascio di chiavi d'argento fosse le chiavi dell'aurora, e che quella signora vestita di bianco non fosse che la sera che scende pian pianino, e che noi non vediamo, perchè siamo intenti a guardare in quel momento i nostri ricordi del giorno che s'è spento.

Non so se le mie parole piaceranno. Io scrivo la storia degli uomini e delle cose, e spero che, essendo io stesso uomo e cosa, non mi si vorrà rimproverare il difetto delle mie opere.

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