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Free eBook, AI Voice, AudioBook: La vita in Palermo cento e più anni fa, Volume 2 by Giuseppe Pitrè

AI Voice AudioBook: La vita in Palermo cento e più anni fa, Volume 2 by Giuseppe Pitrè

AudioBook: La vita in Palermo cento e più anni fa, Volume 2 by Giuseppe Pitrè

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CAP. I.

FESTE SACRE E PROFANE, CIVILI E RELIGIOSE.

Gli spettacoli si alternavano con le feste, e le une e gli altri si succedevano con inalterata puntualità. Titolati, civili, popolani vi prendevano parte e se le godevano in ragione del loro grado, della loro inclinazione e dell'uso tradizionale.

La rassegna di quegli spettacoli e di quelle feste sarebbe essa sola materia d'un libro: tanti e così multiformi sono i gruppi nei quali, per funzioni civili e cerimonie religiose, per passatempi ordinarî e scene occasionali, per divertimenti continui e giuochi periodici, essa potrebbe scompartirsi e classificarsi.

Nei brevi cenni che la economia del lavoro ci consente, in questo e nel seguente capitolo il lettore potrà conoscere le principali feste delle varie specie.

Procediamo con ordine.

La impresa di Carlo V, che tolse al dominio turco le isole di Malta e del Gozzo e Tripoli, segna un fatto importante nella storia di Sicilia. Per compensare i Cavalieri di S. Giovanni della perdita dell'isola di Rodi, passata, dopo lunghissimo possesso, a Solimano imperatore, Carlo concesse loro Malta e Gozzo (1530). Per ciò dovevano i Cavalieri attestare la loro gratitudine e rinnovar la conferma della loro soggezione al Monarca di Sicilia con un formale tributo al suo rappresentante in Palermo.

Eseguita con un cerimoniale tutto proprio, questa funzione dal 1º novembre venne portata al 1º gennaio e verso la fine del secolo, per omaggio a Ferdinando, al 12, compleanno di lui.

In che consistesse il tributo, è presto detto: nella presentazione di un falcone per mano del Gran Maestro della Religione di Malta. Egli, partendo da quell'isola, veniva ossequiosamente a compiere nella Cappella del R. Palazzo l'atto, non pur di devozione, ma anche di vassallaggio. E poichè in Palermo era il Balio e Ricevitore di Malta, così sovente la funzione veniva da esso compiuta in forma di ambasceria: e per lungo tempo Gioacchino Requesenz dei Principi di Pantelleria rappresentò l'Ordine in faccia al Caramanico Vicerè ed al Lopez Presidente del Regno.

La straordinaria solennità della ricorrenza era fatta più clamorosa dall'assordante sparo dei cannoni del forte di Castellammare; ma nel 1779 questo era già, per economia, abolito: ed il Ministro di Napoli per la Sicilia, autore della riforma, l'aveva così motivata: «Dovranno parlar meglio siffatte lingue di fuoco nelle occasioni di far portare rispetto e far temere la maestà del Principe».

In tal modo si apriva il ciclo delle feste sacre e profane dell'anno.

Tra le ridde della tubiana e le ebbrezze dei ridotti, tra lo scompiglio dei carri e le misurate movenze del Mastro di campo, correva sbrigliato, frenetico, il Carnevale. Un paio di tamburini, qualche piffero, uno, due uomini che battevan le castagnette, raccoglievano intorno a loro una folla disordinata di maschere popolari: re, regine, caprai, pulcinelli, orsi, mastini, inglesi ubbriachi, dottori e baroni imparruccati, turchi neri come pece, vecchie armate di fusi e di conocchie. Al ripicchiar degli strumenti i sonatori eccitavano a balli paesani, a salti mortali, a corse sfrenate ed a smorfie e sdilinquimenti. Con un arnese formato da una serie di regoli a X mobili di legno una maschera faceva giungere fino ai secondi piani lumie e fiori ad amiche ed a parenti: era lu scalittaru. Un'altra offriva in un elegante cartoccio confetti e in una nastrata boccettina sorsate di liquore delizioso: era un azzimato spagnuolo. Altra

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