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AudioBook: La novellaja fiorentina by Vittorio Imbriani
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LA NOVELLAJA FIORENTINA
FIABE E NOVELLINE
STENOGRAFATE IN FIRENZE DAL DETTATO POPOLARE
DA
VITTORIO IMBRIANI
RISTAMPA ACCRESCIUTA DI MOLTE NOVELLE INEDITE DI NUMEROSI RISCONTRI E DI NOTE, NELLE QUALI È ACCOLTA INTEGRALMENTE LA NOVELLAJA MILANESE DELLO STESSO RACCOGLITORE
IN LIVORNO COI TIPI DI FRANC. VIGO, EDITORE 1877
Proprietà letteraria
DEDICA—PREFAZIONE
ALLA GIGIA
A te, della quale non ho persona più cara al mondo, ripresento, dopo cinque anni, questo volume, riordinato ed accresciuto, come vedi, assai di mole, ed un poco, oso dire, anche di pregio.
Oso dirlo cresciuto di pregio, senza tema di peccar d'immodestia, perchè vino della mia botte qua non ce n'è, sebbene io v'abbia speso intorno molta fatica. Noterai, che il numero delle novelle toscane è stato aumentato di molto: le più, tra le nuove, sono dono del Nerucci. Ma l'incremento maggiore del volume si deve alle Note. Ritroverai in esse tutte le novelle ambrosiane, che componevano la mia Novellaja Milanese ed i Paralipomeni alla Novellaja Milanese, le quali vengono così collocate di fronte o, per dir meglio, in calce alla versione fiorentina, facilitando il raffronto: anche quella raccolta, fatta sotto agli occhi tuoi, doveva esser posta sotto i tuoi auspici.
Vi troverai inoltre, nelle Note, alcuni capricci, poche osservazioni filologiche, molti riscontri, molte citazioni. Vi ho riferito per intero lunghi squarci di libri piuttosto rari e che non si scartabellan volentieri. Avrei potuto far certo più e forse meglio: ma non ho voluto dare un carattere preponderantemente scientifico alla Novellaja, ned andare studiosamente a caccia di raffronti: ho solo allegati quelli, che, in questi anni, m'ero venuto notando nel corso delle mie letture. Quanti altri, che ho inciampato nel corso della ristampa, potrei aggiungervi adesso! Così viene alquanto rimosso uno de' biasimi rivolti dal D'Ancona alla povera Novellaja Fiorentina, nella Nuova Antologia. Ecco appagato in parte il suo desiderio di più copiosi raffronti. Non li ho aggiunti però, tel confesso, per seguirne i suggerimenti, anzi sol perchè m'è impossibile di aver sott'occhi bozze di stampa senza ricamarvi su. Qui, non potendo innovare nel testo, non potendo aggiungervi o modificarlo, mi avanzava solo di fregiarlo d'annotazioni e di corredar le annotazioni di postille.
Quanto in ciò sia stato indiscreto, sel sa l'Editore, che ha visto raddoppiata la mole presunta del volume e della cui tolleranza ed arrendevolezza io rimango non men sorpreso che riconoscente. Il D'Ancona mi biasimava anche di avere stenografato senza ritocchi; secondo lui, avrei dovuto fare come i fratelli Grimm e che so io. Ma io non ho voluto; mi piace far sempre a mio modo, perchè fo sol dopo aver maturamente pensato al da fare; mi ripugna il trascinarmi sopra falsarighe tedesche; nè soglio seguire gli esempi altrui, soprattutto poi quando non mi quadrano.
Intendevo dar le novelle tali e quali m'erano state racconte, e c'era il suo perchè. Certo, mi sarebbe stato più facile il narrare rifacendo di pianta la dicitura; anzi, con più ci avrei messo di mio nel lavoro e più mi sarebbe tornato agevole e meno avrei trovato nojoso il compito. Ma mi stava a cuore di ritrarre esattamente la maniera, in cui fraseggia e concatena il pensiero il volgo; e non avrei raggiunto lo scopo, colorendo da me, con qualche lieve ritocco, qualche sfumatura, qualche velatura, qualche piccola sostituzione o correzione. Il disegno non mi era guasto dal ridurre a forma aulica le parole del vernacolo fiorentino; ma ogni menoma giunta od alterazione nella dicitura l'avrebbe sventato.
Il Nerucci, che la pensa diversamente da me e che si proponeva un fine diverso, ha tenuto modo diverso nello scriver le sue novelle. Il ringrazio d'avermi impinguato il volume; le novelle, anche raccolte in quel modo, son preziose; ma non ritengo però il suo modo miglior del mio, preferibile al mio: tanto è vero, che, per parte mia, persevero nel mio. Quanto alla vivezza, al brio ed all'evidenza, che sono il carattere comune e generale del parlar fiorentino, secondo il D'Ancona, e che in questo libro, sempre secondo lui, apparirebber di rado, ci sarebbe che dire. Sarebbe storto e stolto lo immaginare, il credere, che ogni fiorentino, sol perchè fiorentino, parli con vivacità, con brio, con evidenza. Qualità rare a Firenze, come dovunque; e che solo di quando in quando dimostra chi più largamente le possiede, in Firenze, come dovunque. Se l'eloquenza e l'efficacia nel dire non fossero dono concesso a pochi, non sarebber parse cosa divina a tutti i popoli, ned affascinerebbero e signoreggerebbero le menti ed i cuori degli uomini, come tutto giorno vediamo accadere. Non cadiamo, per carità, nelle ingenue ammirazioni del Giuliani e d'altri; falsissime ammirazioni.
Parecchi ed anche non volgari uomini mi hanno deriso, per avere io, come a lor pare, sciupato il tempo in queste fatiche. Io non io sciuperò a provarne l'utilità. Mi rallegro bensì, che l'esempio da me dato e gl'incitamenti miei abbian mosso parecchi a raccoglier con amore le fiabe e le novelle, che corrono appo i volghi italiani; e nominerò con lode singolare i signori Domenico Giuseppe Bernoni, che ne diè fuori un volumetto in veneziano; e Giuseppe Pitrè, che ne ha pubblicata una raccolta voluminosa ne' vernacoli siculi.
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