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Free eBook, AI Voice, AudioBook: Sul libro degli ultimi casi di Romagna e sulle speranze d'Italia fondate su Carlo Alberto - Parole a Massimo D'Azeglio d'un suo compatriotta by Anonymous

AI Voice AudioBook: Sul libro degli ultimi casi di Romagna e sulle speranze d'Italia fondate su Carlo Alberto - Parole a Massimo D'Azeglio d'un suo compatriotta by Anonymous

AudioBook: Sul libro degli ultimi casi di Romagna e sulle speranze d'Italia fondate su Carlo Alberto - Parole a Massimo D'Azeglio d'un suo compatriotta by Anonymous

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A MASSIMO D’AZEGLIO

Era lunga pezza, che aveva in animo di dirigervi qualche parola, ma più ragioni inutili a dirsi mi tennero sempre fin’ora in forse, e non ultima fra esse si fu la stima che altissima io portai ognora a voi tanto come a letterato e pittore, quanto come a uomo e cittadino d’Italia: cosicchè fino al giorno d’oggi io mi condussi senza mandar ad affetto il proposto mio, volendo anche illudermi per qualche tempo, por fede nelle vostre parole e dividere con voi e coi vostri seguaci quelle speranze che andavate rinfrescando nei nostri fratelli, ed aspettare insomma che finalmente la lima del più acuto rimorso avesse coll’opra continua di venticinque anni appianato, e corroso il callo che ad ogni magnanimo senso un Principe aveva fatto; Principe che mentre i natali, la patria, le condizioni dei tempi, tutto chiamavalo a grandezza, alla rigenerazione d’Italia, prefferse vigliacco infangarsi nella massima delle viltà, e macchiarsi della più schifosa fra le infamie.

Di qui potrete già addarvi, che io non vi intendo parlare nè di arti nè di lettere, sia perchè troppo difficile e malagevole si è il comparire in un’arte o scienza qualsiasi edotto discorrendo con persone in esse dottissime, chè ad altri per quanto io mi sappia non è mai incontrato quello che accadde all’immortale Cornellie, il quale poetando comparve valoroso guerriero al gran Turrena; nè io d’altronde vorrei arrischiarmi di guadagnar la taccia che ebbe quegli il quale fu ardito d’entrare di guerra al cospetto d’Annibale. Altra adunque più importante causa mi induce a dar di piglio alla penna, ed a distendervi questo opuscolo, causa d’alta levatura, perchè si riferisce al bene del nostro paese, alla futura sorte della nostra nazione; e siete voi istesso che non solo me ne avete in mente destato l’idea, ma anzi mi vi avete costretto, vuoi colle pur troppo bugiarde speranze che vi affaticavate in far riporre dagli italiani nel braccio di Carlo Alberto, vuoi col vostro libretto che ha per titolo: Degli ultimi Casi di Romagna, dove insieme a molte buone e belle verità avete pur lasciato, scusate alla mia schiettezza, sfuggire dalla vostra penna non poche corbellerie, dalle quali pensai prendere le mosse, appellando col nome di osservazioni i capitoli in cui di esse sarò per entrarvi.

OSSERVAZIONE I.

L’epoca de’ tiranni è molto lontana da noi.

Pag. 5. MASSIMO D’AZEGLIO.

Quantunque io mi convenga pienamente su di alcuni punti del vostro scritto, pure non è che io non abbia a tenere per assurde varie sentenze, in cui vi siete lasciato forse dalla poca vostra esperienza in siffatte cose trascinare, il perchè non è che io supponga, sono anzi fermamente persuaso che tutto quello voi avete detto, l’avete detto di vera ed intima convinzione; chè se ciò non fosse neppur d’una parola in risposta vi crederei degno. Secondo le vostre viste l’epoca dei Tiranni è molto lontana dai nostri giorni, anzi a pagina quinta del vostro libro non temete di asserire che vuolsi considerare una Fanciullaggine Alfieriana il dire tirannici gl’attuali governi d’Italia; ma dalla maggior parte degli Italiani, ossia dai veri Italiani si pensa ben altrimenti, credetelo, onde la sentenza che voi lanciate contro di chi da voi dissente potriasi in mirabile modo ritorcere su di voi, e su chi infatuato del vostro nome giura ciecamente nelle vostre parole. L’esempio di Papa Gregorio; del Duca di Modena, del Re di Napoli, e di Carlo Alberto parmi debba essere più che bastante a convincere chiunque della verità. È vero che essi più non commettono le follie e le stravaganze che molte volte contro gli antichi oppressori della nostra patria destavano più la compassione che non l’odio, più il disprezzo che non la vendetta, ma è vero altresì che essi si reggono sul soglio con un dispotismo assoluto, il quale basta di per se per caratterizzare tiranno qualsiasi regnante; è vero altresì che le più inaudite prepotenze furono nei costoro stati commesse e si commettono tuttavia, che in spessissime occasioni il sospetto solo, il timore di qualche sinistro, una pretesa prova di morale induzione loro fu ragione sufficiente per farli appigliare ai più vergognosi e prepotenti partiti, per apportare la ruina a delle intiere famiglie, per cacciare individui innocenti in esiglio; o nei ceppi senza che processo di sorta venisse su d’essi instituito ad esaminarne la colpa, anzi senza che talvolta potessero perfino penetrare tampoco la cagione del loro arresto, delle loro persecuzioni, e non sono adunque costoro Tiranni? È fanciullaggine Alfierana il crederli tali mentre al primo rumore, alla più breve causa brandiscono la mannaja? Oh Massimo mio! dove diamine avevate la testa quando ciò scrivevate? Perchè non informarvi esattamente prima di ciò che intendevate communicarci? Perchè non interrogarne gli individui del ceto infimo e medio, invece di chiederne lingua ai compri letterati ed artisti, ai nobili che non ponno soffrire l’agonia della loro aristocrazia, che solo ancora in Piemonte minaccia vita e trionfo? sì perchè non addentrarvi nei misteri della società, e studiarne le piaghe che l’avviliscono, immalvagiscono, e la rendono inatta perfino al giusto lamento, all’indignazione, al solo pensiero, non che all’intrapresa della più bella fra le vendette? Se voi ciò aveste fatto vi sareste facilmente convinto essere assai più crudele la tirannia dei nostri Principi attualmente regnanti, che non era quella degli antichi, tanto più pensando ai tempi in che viviamo, e facendone il paraggio colle passate età. Gli antichi nostri padroni per attutarsi nel loro potere, per rendere temuto il loro nome apertamente calpestavano le leggi umane e divine, spargevano il sangue dei loro sudditi; i Principi del giorno d’oggi fingono di rispettare l’opinione pubblica, fingono d’ignorare tutto, mentre tutto sanno quanto i loro ministri fanno di prepotente, di tiranni

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