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Free eBook, AI Voice, AudioBook: Storia degli Italiani, vol. 01 (di 15) by Cesare Cantù

AI Voice AudioBook: Storia degli Italiani, vol. 01 (di 15) by Cesare Cantù

AudioBook: Storia degli Italiani, vol. 01 (di 15) by Cesare Cantù

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STORIA DEGLI ITALIANI

LIBRO PRIMO

CAPITOLO I.

Dell’Italia, e della sua storia.

La penisola italica, estesa su trentatre milioni di ettare fra il 24º e il 36º meridiano, e fra il 35º e il 47º parallelo, è chiusa a settentrione e ponente dalla giogaja delle Alpi, che col titolo di Marittime, Cozie, Graje, Pennine, Leponzie, Retiche, Carniche, Giulie, disegnano un semicerchio di 1562 chilometri dal Varo, confine di Francia, sin al golfo del Quarnero al lembo della Dalmazia. Centinaja di valli solcano que’ monti, alcune leggermente, altre estesamente profonde, come la Valtellina, la Leventina, quelle del Piave e d’Aosta; e riescono in un ampio anfiteatro, che forma la parte continentale dell’Italia. Dove le Alpi s’avvicinano al golfo Ligure presso Savona, se ne snoda la catena serpentino-calcare degli Appennini, che, somiglianti ad una spina dorsale, fendono per lo lungo l’Italia peninsulare; ed elevati verso il centro nel paese de’ Marsi e de’ Vestini fino al monte Velino e al Gran Sasso d’Italia, di là chinano alla Puglia: quivi fra Venosa e Potenza si suddividono, un braccio volgendo all’estremo dell’Abruzzo, l’altro nel paese de’ Salentini, al tallone della gamba di cui essa Italia imita la forma.

Quest’ossatura determina nella parte continentale un pendìo alpino, vergente al mare Adriatico e al Po, il quale lo traversa da sera a mattina per ducensettanta miglia, mentre l’Italia peninsulare è conformata dalle due gronde dell’Appennino: quella verso l’Adriatico non s’allarga oltre settantacinque miglia, tutta colline e torrenti; l’occidentale verso il mar Tirreno, più scoscesa, finisce in apriche pianure, serpeggiate da pigri fiumi, o ingombre da infauste maremme.

Ignorando i limiti naturali e la conformazione della penisola, non si potrebbe spiegare la differenza che da principio apparve fra le provincie che la compongono. I fiumi che scendono dalle Alpi all’Adriatico, non sono che regoli che attraversano pianure ampie e fertili, e si perdono in quello mare, che non è così vascello come il Tirreno. E tra questi, il Po è il solo che, per la sua ampiezza e le acque che raccoglie, meriti nome di fiume: gli altri sono quasi tutti stagionali. Sulla sponda opposta, gli Appennini, più vicini al mare, e quindi più inaccessibili, danno origine a molti e limpidi rigagnoli, che fecondano campi amenissimi: e quelli che scorrono con più abbondanza, come l’Arno e il Tevere, si gettano nel Tirreno, che per le sue insenature, e per le isole che lo cingono, ha da natura comunicazioni più facili coll’universo. Le coste, più scoscese e rocciose sul versante occidentale, vi s’aprono in golfi ameni; e sebbene meno dei mari che lo chiudono a ponente, il Tirreno non lascia di essere il più navigato. Lo stesso nome di Italia, che in principio si diede a quelle contrade che oggi formano la Calabria e la Basilicata, fu poi esteso a tutta la penisola: e questo ci fa credere che il paese, che primo dette nome all’Italia, fosse più vicino alla Grecia. E infatti, quando ancora non v’era che un nome, gli Enotri, che abitarono le prime contrade dell’Italia, furono dagli antichi detti i primi popoli che venissero dall’Epiro: e quando gli Enotri si diffusero più avanti, assunsero il nome di Itali: indi l’Enotria e l’Italia presero il medesimo nome.

Che se vogliamo attenerci alla geografia, questi erano gl’italiani in principio: Enotri e Itali, popoli di stirpe greca: Siculi, che venuti dall’Italia, ne uscirono poi, e si stabilirono in Sicilia: Opici, o Osci, che da que’ popoli greci si diffusero poi nel mezzo dell’Italia: Ausonii, che si sparsero per l’Italia meridionale: e questo nome Ausonia, dal principe Ausone, figlio di Ulisse, e di Circe, divenne poi nome dell’Italia. E non meno greca era la stirpe dei Pelasgi, che abitarono la Etruria, l’Umbria, e la Marrùcina: stirpe che si sparse poi in tutte le contrade dell’Italia, e le diede nome, che noi poi trovammo nella prima parte della storia d’Italia, che fa de’ Pelasgi, con ragione, i più antichi abitatori di quest’egregia terra. Dalle quali memorie, e dalla conformazione del paese, si può dedurre, che l’Italia, per antica origine, e per natura, fu sempre destinata a farsi conoscere nel mondo: e che gl’Italiani, per la disposizione de’ loro mari, e per la fertilità delle loro terre, furono sempre destinati a farsi notare fra le nazioni. E non è da maravigliarsi, se, da principio, e poi sempre più in là, con questo mezzo, ed altri, l’Italia riuscì a farsi conoscere e rispettare da tutti gli altri popoli. E se questo è vero, che l’Italia per sua natura e per sua origine, fu sempre destinata a farsi conoscere nel mondo, non è da maravigliarsi, che dalla storia, che ora ora io comincio, si possa trarre quella somma di gloria, che la nazione italiana seppe acquistarsi in ogni tempo.

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