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AI Voice AudioBook: Le avventure d'Alice nel paese delle meraviglie by Lewis Carroll

AudioBook: Le avventure d'Alice nel paese delle meraviglie by Lewis Carroll

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LE AVVENTURE D'ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE.

PER LEWIS CARROLL.

TRADOTTE DALL'INGLESE DA T. PIETROCÒLA-ROSSETTI.

CON 42 VIGNETTE DI GIOVANNI TENNIEL.

Londra: MacMillan and Co. 1872.

(Proprietà letteraria dell'autore.)

Londra: R. Clay, Figli, E Taylor, Stampatori, Bread Street Hill.

In su' vespri giocondi, dolcemente Sul lago tranquillissimo voghiamo, Da delicate mani facilmente Son mossi i remi, e alla ventura andiamo, E pel timon che incerto fende l'onda Va la barchetta errante e vagabonda.

Mentre oppresso dal sonno, in luminose Visioni il mio pensiero vaneggiava, Mi destaron tre voci armonïose Chiedendomi un Racconto! Io non osava Fare il broncio severo ed il ribelle A tre bocche di rose,--a tre donzelle!

La Prima, con la voce di comando, Fieramente m'impone "Cominciate!" La Seconda mi dice "Io ti domando Un racconto di silfidi e di fate." La Terza (io non l'avrei giammai creduto), M'interrompe una volta ogni minuto.

Eccole! ferme, attente, silenziose, Seguire con l'accesa fantasia La Fanciulla vagante in portentose Regïoni di sogni e poesia, Che con bestie ed uccelli ognor favella, E con forma del Ver l'Errore abbella.

La Storia non toccava ancora il fine E appariva di già confusa e incolta; Allor pregai le care fanciulline Di finir la novella un'altra volta, Ma risposer più vispe e più raggianti, "No, questa è la tua volta! Avanti, avanti!"

E così le Avventure raccontai Ad una ad una alle fanciulle amate, Ed or questa novella ne formai Ch'è un tessuto di favole accozzate;-- Ma il Sol già volge al suo tramonto, andiamo! Alla sponda! alla sponda, orsù, voghiamo!--

O Alice, accogli questa mia Novella, E fra i sogni d'infanzia la riponi, Deh! fanne d'essa una ghirlanda bella, E sulla tua memoria la deponi, Qual pellegrin che serba un arso fiore Di suol lontano, e lo tien stretto al côre!--

CAPITOLO I.

GIÙ NELLA CONIGLIERA.

Alice cominciava a sentirsi mortalmente stanca di sedere sul poggio, accanto a sua sorella, senza far nulla: una o due volte aveva gittato lo sguardo sul libro che leggeva sua sorella, ma non c'erano imagini nè dialoghi, "e a che serve un libro," pensò Alice, "senza imagini e dialoghi?"

E andava fantasticando col suo cervello (come meglio poteva, perchè lo stellone l'avea resa sonnacchiosa e grullina), se il piacere di fare una ghirlanda di margherite valesse la noja di levarsi su, e cogliere i fiori, quand'ecco un Coniglio bianco con gli occhi di rubino le passò da vicino.

Davvero non c'era troppo da meravigliarsi di ciò, nè Alice pensò che fosse cosa troppo stravagante di sentire parlare il Coniglio, il quale diceva fra sè "Oimè! Oimèi! ho fatto tardi!" (quando se lo rammentò in seguito s'accorse che avrebbe dovuto meravigliarsene, ma allora le sembrò una cosa assai naturale): ma quando il Coniglio trasse un oriuolo dal taschino del panciotto, e vi affisò gli occhi, e scappò via, Alice saltò in piedi, perchè l'era venuto in mente ch'ella non avea mai veduto un Coniglio col panciotto e il suo rispettivo taschino, nè con un oriuolo da starvici dentro, e divorata dalla curiosità, traversò il campo correndogli appresso, e giunse proprio a tempo di vederlo slanciarsi in una spaziosa conigliera, di sotto alla siepe.

In un altro istante, giù Alice scivolò, correndogli appresso, senza punto riflettere come mai avrebbe fatto per riuscirne fuori.

La buca della conigliera sfilava diritto come una galleria di tunnel, e poi s'inabissava tanto rapidamente che Alice non ebbe un solo istante per considerare se avesse potuto fermarsi, poichè si sentiva cader giù rotoloni in qualche precipizio che rassomigliava a un pozzo profondissimo.

Una delle due, o il pozzo era arci-profondo, o ella vi ruzzolava assai adagino, poichè ebbe tempo, mentre cadeva, di guardare tutto intorno, e stupiva pensando a ciò che le avverrebbe poi. Prima di tutto aguzzò la vista e cercò di vedere nel fondo per scoprire ciò che le accaderebbe, ma gli era bujo affatto e non ci si vedea punto: indi guardò alle pareti del pozzo ed osservò ch'erano ricoperte di credenze e di scaffali da libri; quà e là vide mappe e quadri che pendeano da' chiodi. Andando giù prese di volo un vasettino che aveva un cartello, lo lesse: "CONSERVA D'ARANCE," ma oimè! era vuoto e restò delusa: non volle lasciar cadere il vasettino per non ammazzare chi era in fondo, e andando sempre giù lo depose in un'altra credenza.

"Bene," pensò Alice, "dopo una caduta tale, mi parrà proprio un niente il ruzzolare per le scale! A casa poi, come mi crederanno coraggiosa! D'ora innanzi, ancorchè cadessi dal tetto, non ne farei caso!" (E probabilmente dicea la verità.)

E giù--e giù--e giù! Finirà mai quella caduta? "Chi sa quante miglia ho percorse a quest'ora?" sclamò. "Davvero io stò per toccare il centro della terra. Vediamo: suppongo che saranno quattrocento miglia di profondità--" (come vedete, Alice aveva imparate molte di

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